Otto regole per la corretta buca d'impianto

18.02.2015


Quando decidiamo di piantare il nostro albero o arbusto che sia, accertiamoci prima che le condizioni del suolo, il clima e l’esposizione siano favorevoli al nuovo arrivato.

Eugenia myrtifolia è un arbusto sempreverde originario dell’Australia e facilmente utilizzabile nel nostro clima mediterraneo. Gradisce terreni fertili ma ben drenati, posizione soleggiata ma non esposta a troppe ore di luce diretta. Di rusticità limitata tollera temperature minime pari a -5° C.
Produce in tarda primavera dei graziosi fiori riuniti in pannocchie all’apice dei rami, con boccioli viola e numerosi stami bianchi. Le foglie verdi, simili a quelle del mirto, virano sul giallo-rosso nel periodo autunnale-invernale, accompagnate da bacche di colore violaceo.



Dopo aver individuato una zona a sud, riparata dai venti freddi ma esposta alla luce solare per poche ore al giorno, mi sono dedicato alla buca di impianto. Questa è una delle fasi più delicate della coltivazione di una pianta. Molto spesso vengono scavate buche non idonee e posizionate piante nel modo sbagliato, condannandole a breve vita. Vediamo quindi le regole fondamentali da seguire:


1) Scaviamo in terreno umido (mai bagnato od asciutto) una buca quadrata e il più ampia possibile. E’ importante che non sia tonda ma abbia gli angoli per favorire lo sviluppo delle radici fuori dalla zona d’impianto. Viceversa le radici seguirebbero un percorso a spirale e tenderanno con il tempo a strozzarsi a vicenda.

2) Evitiamo di scavare a fondo ma limitiamoci a mantenere una profondità pari all’altezza della zolla.

3) Scegliamo sempre una pianta che non abbia un apparato radicale circolare. In alternativa possiamo fare dei piccoli tagli verticali per cercare di sbrogliare il più possibile le radici

4) In zone a rischio di ristagno idrico potremo rialzare leggermente con della terra la base della buca, in modo tale da far emergere di 1-2 cm la zolla dalla superficie. Inoltre per favorire un buon drenaggio misceliamo della sabbia alla terra. La posa di materiali inerti sul fondo non ha alcuna evidente funzionalità se non quella di aggravare le condizioni di ristagno. Un buon drenaggio fatto con della ghiaia assume valenza quando al di sotto di esso passano tubi drenanti. Solo in questo caso ne sarà garantito il funzionamento.



5) Utilizziamo la terra che vi era nel terreno per ricoprire la buca. Altri materiali come il terriccio classico non faranno altro che demotivare l’espansione radicale al di fuori della buca di impianto.

6) Se vogliamo usare del concime limitiamo la scelta tra quelli ad alto titolo di potassio (K) e scarso di azoto (N). L’unica cosa che conta dopo la piantagione è lo sviluppo radicale e quindi il corretto attecchimento. L’azoto favorisce lo sviluppo di vegetazione che a nulla serve se non ad aumentare il fabbisogno idrico nei mesi caldi.


7) In fase di copertura ricordiamoci di non ricoprire mai il colletto, parte basale del fusto. Uno degli errori più comuni che può portare con il tempo a marciumi molto pericolosi.


8) Infine, se vogliamo far sviluppare le radici in profondità per una maggiore tolleranza alla siccità nei mesi estivi, creiamo una fossetta di irrigazione di almeno 60 cm di diametro. 



Innaffiamo fino a saturare completamente la buca d'acqua e ripetiamo l'operazione soltanto quando il terreno risulterà appena umido. Ripetendo qust'operazione a distanza di giorni nel periodo primaverile-estivo, e di settimane nel periodo autunnale, porteremo la nostra pianta a resistere meglio a lunghi periodi di siccità estiva. Il grado di tolleranza alla siccità della pianta ci dirà se anche dopo due tre anni sarà ancora il caso di proseguire con le innaffiature. Per precauzione, osservate spesso le vostre piante durante estati calde e secche.

 

Stefano Assogna