Impariamo ad osservare prima di potare

03.02.2015


Negli ultimi tempi sempre più spesso si sente parlare della capitozzatura e di quanto sia sbagliata nei confronti degli alberi. Ripeterlo non è mai troppo visti i continui interventi errati e dannosi che si continuano a perpetuare nel verde pubblico ma anche nel giardino di casa nostra. E' con il mio lavoro e tramite questo blog che cerco di sensibilizzare le persone sulle giuste pratiche da eseguire nel proprio spazio verde. Conoscere anticipatamente i danni che potrà portare una capitozzatura (un taglio drastico, mal effettuato e di grandi dimensioni) al vostro albero, vi farà desistere dall'assegnare un lavoro simile o ad eseguirlo voi stessi.



Il sito della SIA (Società italiana di arboricoltura) è piuttosto fornito di informazioni riguardanti le corrette pratiche di potatura di un albero. In questa pagina viene spiegato in modo sintetico ed efficace quanto sia dannoso e improduttivo capitozzare un albero. Brevemente la SIA suddivide le ragioni per non capitozzare in:

- La capitozzatura indebolisce gli alberi

- La capitozzatura causa il decadimento dell'albero

- La capitozzatura può causare scottature per eccessiva esposizione alla luce solare

- La capitozzatura crea pericoli

- La capitozzatura rende gli alberi brutti

- La capitozzatura è costosa

I rispettivi punti sono efficacemente spiegati nel link da me postato, anche se già dai titoli se ne intuisce la trama. Avrete sicuramente fatto caso all'associazione del termine capitozzatura esclusivamente ad alberi e mai ad arbusti o ad altre categorie di piante. E' vero infatti che generalmente si parla di capitozzatura per tutti i tagli che siano superiori agli 8-10 cm di diametro.
Esistono però molti arbusti come ad esempio Myrtus communis subsp. Tarentina (per rimanere in ambito mediterraneo), che in condizioni ottimali possono arrivare a sviluppare un fusto o persino dei rami di notevoli dimensioni. Per quanto il mirto sia una pianta che reagisca piuttosto bene a tagli drastici, come buona parte degli arbusti, ciò non toglie che asportare grandi porzioni di legno e vegetazione, perlopiù in modo scorretto, arrechi con gli anni danni irreparabili.


Molte sono le piante che resistono alle potature drastiche (ma con criterio) e anzi ne giovano come ad esempio le rose ibride moderne. Parliamo però di piccoli rami che difficilmente porteranno all'ingresso di patogeni. Eccetto questo ed altri casi conclamati, cerchiamo sempre di osservare il comportamento delle nostre piante. Prestiamo attenzione ad esempio al disseccamento di rami bassi o interni di molte conifere. Questo processo fa parte del normale ciclo di rinnovamento e crescita della pianta e spesso è li ad indicarci quali rami andare a rimuovere.
Se la pianta ha una determinata forma non è un caso, così come non è un caso se ha una quantità di vegetazione che a noi risulta eccessiva. Un albero adulto sviluppa legno e foglie in rapporto al suo fabbisogno energetico (come sappiamo è tramite la fotosintesi che la pianta produce l'energia di cui ha bisogno per vivere) raggiungendo così un delicato equilibrio. Se è concesso formare un albero giovane anche a costo di sacrificare molti rami ciò non è più possibile quando si parla di esemplari adulti. Qualsiasi sia l'intervento e chiunque ne sia l'artefice, bisognerà sempre tener a mente che più si rispetta la forma della pianta asportando il minor numero necessario di vegetazione, più l'intervento di potatura sarà meno dannoso.Una buona potatura sarà sempre poco visibile dando la sensazione che la pianta non sia stata toccata.
Se proprio dobbiamo mettere mano sulle piante del nostro giardino facciamolo con consapevolezza, tenendo bene a mente che ogni pianta necessita spesso potature diverse.
Per evitare di fare danni (il che non vuol dire effettuare una potatura a regola d'arte!) il mio consiglio è quello di utilizzare sempre e in ogni caso la tecnica del taglio di ritorno.



Effettuato sempre su piccoli rami o che non superino il diametro di 7-8 cm, ci aiuta a diminuire le dimensioni di una singola porzione o dell'intera pianta, nel massimo rispetto di essa.
Quando scegliete un ramo da accorciare, rimuovete la parte in eccesso tagliandola alla biforcazione di un altro ramo che sia almeno un terzo di quello asportato. In questo modo si può "correggere" la direzione troppo interna o troppo esterna di una branca secondaria o di un ramo scegliendo una parte più giovane e meglio posizionata. Se nel verde ornamentale è una buona pratica da adottare in quasi tutti i casi, per le piante da frutto diventa fondamentale ai fini di massimizzare la produzione e mantenere il più a lungo possibile in vita l'albero.
Potare un fruttifero cimando i suoi rami (tagliare sopra le gemme e non in concomitanza di altri rami) pensando di aver così contenuto le dimensioni della pianta, non porterà altro che ad un esplosione di vegetazione l'anno successivo e una ridotta produzione di frutta.

Prima di potare osserviamo sempre la pianta e memorizziamone il portamento. I nostri tagli non dovranno mai stravolgerne la fisionomia ma accompagnarne le forme.
Sembrerà scontato ma assecondare la natura capendola e interagendo con essa discretamente, porterà sempre i risultati migliori.

Prossimamente spiegherò con brevi video tutorial alcune tecniche di potatura.